Home viaggio diari Diario di un cicloturista a Gran Canaria, parte seconda. Benvenuti al Nord!

Diario di un cicloturista a Gran Canaria, parte seconda. Benvenuti al Nord!

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Gli appunti di Paolo Aresi vi avevano accompagnato in una prima ricognizione al sud di Gran Canaria, l’isola dove la bici è una religione e il contesto quello di un Paradiso in terra, un vero continente in miniatura. E siccome un cicloturista a Gran Canaria scopre un territorio double-face, con due parti nettamente distinte per clima e habitat, ecco allora qualche istantanea di viaggio dal nord dell’isola. Questo, se non l’avete già fatto, il link per scaricare il racconto completo pubblicato su BC; su grancanaria.com potete invece trovare il meglio dell’offerta turistica dell’isola. 

In questo eden per ciclisti raggiungiamo il nord in furgone, veniamo sguinzagliati nella zona di Agaete, guardiamo l’oceano Atlantico verso ovest. Qui il mondo cambia. Era stata la nostra Rachele a spiegarci che il nord di Gran Canaria è piovoso, mentre al sud non piove quasi mai. Sebbene in linea d’aria ci siano soltanto quaranta chilometri. Due mondi in uno attendono il cicloturista a Gran Canaria. Qui la vallata che percorriamo lungo la strada 231 è tutta verde e stamattina il cielo è pure nuvoloso. Pedaliamo in salita, dalla città di Agaete, la meta è un hotel del tutto particolare perché dedicato in buona parte proprio ai ciclisti. Lo si raggiunge dopo tre chilometri di salita. Deviando per una stradina di campagna tra palme, eucalipti, lecci, quegli alberi misteriosi dai fiori così rossi e vivaci. Il cartello al bivio è ben visibile. Anzi, i cartelli sono tre: quello più in basso, Bike hotel Wilier con il tricolore italiano e l’alabarda delle casa di produzione delle biciclette triestine.

“Seguiamo la strada di campagna che scende, ci ritroviamo un albergo in stile coloniale”

Lo troviamo immerso nel verde tra l’aranceto e le coltivazioni di mango. Dentro i pavimenti e i soffitti in legno, poltrone comode, credenze e vetrine. In un’altra saletta i mattoni e gli ampi e vecchi infissi dipinti di verde. Si avverte una dimensione umana forte. Sotto un tetto di canne, Lourdes Pérez Mederos, la signora che conduce la struttura ci offre una colazione, il profumo della spremuta d’arancia e del caffè impregnano il luogo, davanti un verde intenso di palme, aranci, alberi di mango. Poi ci mostra anche la “stanza delle biciclette” dove le due ruote vengono ospitate con grande comodità. È intitolata alla Wilier per un omaggio alle bici italiane. Salutata Lourdes, saliamo per un altro paio di chilometri fino alla Finca la Laja e proseguiamo in forte pendenza.

“Raggiungiamo la Bodega los Berrazales, dove si coltiva l’unico caffè d’Europa.”

Altro luogo di tranquillità e bellezza, con un edificio rurale vecchio, tantissimo verde, una cappelletta dedicata alla Madonna e un ragazzo che ci accompagna in pellegrinaggio alla piantagione da dove viene ricavato un caffè di altissima qualità e scarsa produzione, un vero “cult” per gli appassionati; assaggiandolo, lo scopriamo leggero e soave. Dalle vigne attorno escono vini bianchi, rossi e rosati di pregio, altra tentazione per un cicloturista a Gran Canaria. La pedalata si conclude alla Casa Romantica, a un chilometro dalla Bodega Los Berrazales. Ci aspetta una cucina che valorizza i prodotti di questa isola, l’orto della casa produce melanzane, pomodori, zucchine, erbe aromatiche per più volte l’anno. Assaggiamo un pranzo leggero, a base di riso e ortaggi, freschissimi. Poi visitiamo orto e un piccolo museo etnografico della civiltà contadina. Il ritorno è una bella discesa fino al mare.

“Ad Agaete ci aspetta un tuffo nelle piscine naturali.”

Sono grandi vasche delimitate da rocce vulcaniche un tempo utilizzate come saline. L’acqua è anche più calda rispetto al mare aperto, vale la pena farci un bagno. A sera raggiungiamo le dune e cerchiamo una zona buia: perché qui, alle Canarie, il cielo notturno è inondato di stelle. Sopra l’oceano è uno sfavillare di piccole luci, la Via Lattea scorre come polvere bianca tra Cassiopea, il Cigno, il Sagittario. Vega, Deneb, Altair scintillano. Ma soprattutto vediamo lo Scorpione, la grande costellazione che nella mia Bergamo scorgiamo bassa sull’orizzonte: qui è più alta di diciotto gradi, Antares, la stella alfa dello Scorpione, brilla come un diamante rosso, alta nel cielo nero. E si capisce bene perché i greci l’hanno definita così: con il suo fulgore e il suo colore rosso era l’Anti-Ares, la rivale di Marte, il pianeta che pure brilla scarlatto nel cielo. Antares, lo Scorpione, la Via Lattea. Passa una stella cadente. Che emozione.