Home mobilità La mappa mondiale dei bike sharing. L’Italia (quasi) da podio

La mappa mondiale dei bike sharing. L’Italia (quasi) da podio

385
mappa bike sharing

Fa impressione guardare la mappa mondiale e notare tutti quei puntini che coprono l’Italia. La Danimarca, paese che prendiamo spesso a modello per questioni ciclabili, ne ha una manciata. Ma qui non si tratta di piste inaugurate o di quanti spostamenti in sella vengono fatti ogni giorno. Stiamo parlando della Meddin Map, un progetto che da oltre dieci anni monitora la diffusione dei bike sharing dalle Americhe fino all’Oriente. Stando al report 2021, l’Italia è il quarto paese al mondo per numero di servizi attivati (104). Battezzata col cognome del suo ideatore, Russell Meddin (scomparso nel 2020), l’iniziativa offre un’interessante cartina tornasole di una delle offerte più promettenti nelle città, grandi o piccole, per disincentivare gli spostamenti in auto e favorire quelli più comodi, più economici e meno inquinanti. Ecco cosa dice la mappa mondiale dei bike sharing.

Sul podio della Meddin Map svetta la Cina, con 673 bike sharing presenti nel paese, seguita da Stati Uniti (che inseguono da lontano con 174) e Germania (107). Come anticipato, l’Italia tallona il gruppo di testa grazie al lungo lavoro di amministrazioni pubbliche che hanno investito sulle cosiddette bici del sindaco. Accanto a questi sforzi non bisogna poi dimenticare la presenza di aziende private, che mettono a disposizione le proprie flotte di due ruote tradizionali ed elettriche (senza contare i monopattini). Secondo i calcoli della Meddin Map sono oltre 10 milioni le biciclette prese a noleggio in tutto il mondo grazie ai bike sharing cittadini.

Il report sulla mappa dei bike sharing specifica che non basta la quantità di servizi di noleggio per stabilirne il successo. Non sono infatti pochi i casi di servizi sottoutilizzati, mentre i paesi meno forniti possono comunque nascondere un’utenza fidelizzata. In Olanda, ad esempio, sono soltanto 19 i bike sharing attivati, ma questo non è certo un indicatore sufficiente per dire che lassù le persone non sono così affezionate alle due ruote. Più probabilmente, è la radicata abitudine a spostarsi con mezzo (a pedali) di proprietà a scoraggiare l’impianto di sistemi di condivisione. Come evidenziato dal grafico pubblicato qui sopra, la diffusione dei primi bike sharing risale al 2007. Il boom di aperture c’è stato nel 2017, mentre negli anni più recenti sono aumentate le chiusure dei servizi (nel 2020, l’anno dell’inizio dell’emergenza pandemica, sono state maggiori delle aperture). In Italia, da anni, è Milano la capitale del bike sharing, anche se non mancano esempi virtuosi in altre città dove servizi di mobilità integrata favoriscono una transizione ecologica anche nei trasporti.