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Torino, caduto per una buca. La sentenza: il Comune risarcisca il ciclista

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Torino

I fatti risalgono al 2018, quando un ciclista, di ritorno dal lavoro, si infortunò cadendo in una buca nell’asfalto procurandosi 30 giorni di prognosi. «Sulla destra c’era la banchina del tram e sulla sinistra le rotaie e il traffico», ha spiegato di fronte al giudice di pace. «La ruota anteriore è rimasta bloccata nella buca e io ho fatto una capriola in avanti. Sono atterrato sul mento e sul braccio». Per questo caso Maria Alessandra Buchi ha emesso una sentenza a suo modo pionieristica, dando ragione al ciclista e condannando il Comune e, nella fattispecie, il dirigente competente della manutenzione delle strade a risarcirgli i danni per 4700 euro e al pagamento di una multa da 500 euro.

Come si legge sulla stampa, il ciclista e l’avvocato non intendono chiedere che il dipendente comunale paghi di tasca propria. Si aspettano invece che sia il Comune – che ha già garantito di voler ricorrere in appello – a farsi carico di questa situazione. Fatti simili non sono rari sulle strade italiane, dove il bike to work e il bike to school fanno spesso i conti con strade poco sicure e maltenute. Finora, in casi analoghi a quello di Torino, la procedura giudiziaria dava ragione alle amministrazioni che facevano leva sulla scarsità dei fondi pubblici per sistemare la rete stradale.

A giudicare dai dati portati dai tecnici del comune di fronte al giudice di pace è evidente che la penuria delle risorse destinate alla manutenzione delle strade sia una questione da affrontare lungo tutta la penisola. «I fondi per la manutenzione ordinaria sono stati per il 2021 di appena 500mila euro», ha detto il direttore del servizio mobilità del Comune di Torino. D’altra parte sentenze simili possono dare una scossa al sistema, evitando che lo status quo finisca sempre con il penalizzare chi sceglie la bicicletta a suo rischio e pericolo.